Il Calice di Halloween

Halloween è una ricorrenza tradizionale nei Paesi anglosassoni, diventata col tempo una festa indirizzata ai bambini. Ha origine nell’Irlanda celtica, dove il travestimento rispondeva alla credenza di riuscire ad allontanare gli spiriti maligni che si aggiravano nei centri abitati durante la vigilia d’Ognissanti, quando l’estate aveva ufficialmente termine. Per questo si diffuse l’abitudine di accendere delle fiaccole sull’uscio e di lasciare cibo e bevande, che avrebbero dovuto rifocillare  le anime che si avvicinavano per fare visita ai parenti vivi, lasciandoli indisturbati.

Data l’ambientazione ed il fatto che in Harry Potter il tema della morte sia estremamente rilevante, è piuttosto ovvio che i Maghi abbiano un’ampia considerazione di Halloween. J.K. Rowling fa anche coincidere il trentuno ottobre con il giorno della morte dei genitori del protagonista, che però si lascia coinvolgere dai festeggiamenti i quali prevedono un certo numero di decorazioni all’interno del castello, tra cui lanterne di zucca intagliate e fluttuanti nella sala grande, stormi di pipistrelli vivi e stelle filanti di un arancione fiammeggiante.

Puntualmente, in occasione di questa festività, si verifica un avvenimento importante: durante il primo Halloween di Harry un troll di montagna entra nel castello; al secondo anno vicino ad una Mrs. Purr pietrificata dallo sguardo del basilisco compare una scritta da brivido sul ritorno dell’erede di Serpeverde; in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban si scopre il quadro all’ingresso della Sala Comune dei Grifondoro distrutto ad opera del famigerato Sirius Black; infine nel quarto episodio Harry diviene uno dei Campioni del Torneo Tremaghi. Ciò è sconvolgente sia per il protagonista, sia per chi lo circonda. In occasione del Torneo le delegazioni degli istituti magici di Durmstrang e Beauxbatons giungono il trenta ottobre ad Hogwarts e depositano le proprie candidature nel Calice di Fuoco. Il giorno di Halloween, di seguito al banchetto si espone il manufatto magico che sputa fuori tre nomi più uno: quello di Harry. Durante la discussione che segue Silente viene accusato dai Presidi delle altre scuole di aver imbrogliato per attribuire ad Hogwarts più possibilità di vittoria. L’uomo nelle vesti di Alastor Moody risulta determinante nella decisione presa dai giudici imparziali della commissione. Infatti, prima insinua che ci voglia un incantesimo di potenza eccezionale per “confondere” il Calice al punto da fargli credere che i campioni siano in numero di quattro e non di tre, sostenendo che qualcuno abbia inserito il nome di Potter come rappresentante di un’altra scuola per assicurarsi che fosse l’unico della sua categoria. Dato l’esercizio dell’influenza come ex cacciatore di Maghi Oscuri, manipola la situazione insinuando che in una scuola dove erano presenti due ex Mangiamorte, ovvero Piton e Karkaroff, qualcuno aveva intenzione di uccidere Harry costringendolo alla partecipazione al torneo che prevede prove durissime e quasi impossibili da superare per un ragazzo di soli quattordici anni. Al termine del libro si scopre che a volerlo uccidere è (com’era facilmente intuibile) Lord Voldemort con la collaborazione del suo fedele servitore Barty Crouch Jr., tornato in libertà con l’inganno per volere della madre.

Lo shock di questa rivelazione di Halloween è così forte che Ron si allontana da Harry quasi quanto il resto della scuola. Infatti in Harry Potter e il calice di fuoco si legge: I giorni che seguirono furono tra i più brutti di Harry ad Hogwarts. Era arrivato a sentirsi così male solo durante quei mesi del secondo anno, in cui gran parte della scuola lo aveva sospettato di pietrificare i suoi compagni. Ma allora Ron era suo amico. Harry era convinto che sarebbe riuscito a sopportare il resto della scuola se solo avesse potuto riavere Ron al suo fianco, ma non intendeva cercare di convincerlo a parlargli se lui non voleva. Ora si sentiva solo, con il livore che gli pioveva addosso da tutte le parti.

La situazione si stempera successivamente alla prima prova, quando Ron comprende che Harry non poteva essere così avventato da inserire volontariamente il suo nome del Calice.

Nel complesso, Harry dovette ammettere che anche con l’imbarazzante prospettiva di dover aprire il ballo, la vita era decisamente migliorata dopo la prima prova. Nei corridoi non era più bersaglio di tante battute sarcastiche, e sospettava che la cosa avesse parecchio a che fare con Cedric: doveva aver detto ai Tassorosso di lasciare in pace Harry, in cambio della soffiata sui draghi. Circolavano anche meno spille TIFA PER CEDRIC DIGGORY.

È con questo Halloween che emerge uno dei più grandi timori di Sirius Black, ovvero quello di vedere il figlioccio immischiato in una tragica situazione di cui non può essere padrone a causa della sua età. Per i moderni questa è la festa in cui si possono esternare i più reconditi terrori al fine di esorcizzarli ed è la morte la regina dei mali da cui ogni essere umano vorrebbe fuggire. Uno dei più profondi insegnamenti che la Rowling ha cercato di trasmettere con la sua opera più conosciuta è proprio che la morte va accettata e che solo in questo modo può essere superata, nella speranza che imparassimo ad accettare le nostre paure per poi superarle con serenità. In conclusione, ogni perigliosa avventura affrontata da Harry e i suoi amici rappresenta una tappa che conduce al traguardo definitivo della morte, quella con cui il protagonista ha sempre convissuto. Harry non ha mai desiderato padroneggiarla e, al termine del suo viaggio, la fedele compagna gli ha riservato una tragica conclusione. La morte viene, anche se per poche ore, dominata da un essere vivente e così esorcizzata. Il sollevamento da forti emozioni non è un concetto nuovo, anzi Aristotele ne dà la prima definizione quando nella Poetica descrive la catarsi come un processo necessario all’uomo che, assistendo a delle scene in cui i sentimenti umani vengono espressi in modo estremo, può purificarsi dalle passioni. Il concetto di catarsi applicato all’arte può essere considerato valido anche per quanto concerne le paure che, striscianti nell’animo umano, spesso ci impediscono di compiere le azioni più utili per la nostra e la salvaguardia altrui.

 

Alessia Pazzano

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